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Presidente Signori: L’oro è degli italiani, non delle banche PDF Stampa E-mail
Venerdì 03 Gennaio 2014 13:41

Stefano Signori presidente
Confartigianato Imprese Viterbo


Viterbo
CONFARTIGIANATO/IMPRESE
Per chi come noi vive sul territorio e quotidianamente è ha contatti quotidiani, da imprenditore, con gli imprenditori di piccole, medie e micro imprese, leggere il documento relativo alle Economie regionali pubblicato dalla Banca d’Italia nel bollettino è stato uno vero e proprio choc.

Il documento analizza nello specifico la domanda e l’offerta di credito a livello territoriale: argomento oggigiorno piuttosto problematico sul quale più volte Confartigianato è intervenuta denunciando una situazione di totale abbandono delle imprese.

Nel mese di dicembre del 2013 – inizia il documento – le sedi regionali della Banca d’Italia hanno condotto la nuova edizione dell’indagine sulla domanda e offerta di credito e sull’andamento della raccolta bancaria a livello territoriale (Regional Bank Lending Survey, RBLS) riferita alla prima metà del 2013. la rivelazione riproduce in larga parte le domande contenute nell’analoga indagine realizzata dall’Eurosistema (Bank Lending Survey. BLS). Rispetto a quest’ultima, la RBLS si caratterizza per il dettaglio territoriale e settoriale, il diverso profilo temporale (semestrale invece che trimestrale) e per il maggior numero di banche coinvolte (circa 370 nell’ultima rivelazione), che consente di elaborare informazioni anche per dimensione dell’intermediario. Sulla base dei risultati dell’indagine, in connessione con una fase ciclica ancora sfavorevole, la domanda di finanziamenti da parte delle imprese si è mantenuta debole, specie nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno”.

I non addetti ai lavori, leggendo il documento, potrebbero pensare che la domanda di credito si è abbassata per colpa delle piccole imprese. Questa però è una grande e grave mistificazione, che dimostra l’assoluta mancanza di rispetto nei confronti delle migliaia di imprenditori piegati dall’ultimo quinquennio. La verità, quella da dire a chiare e grandi lettere, è che oggi le piccole imprese non sanno più dove andare a chiedere il credito, perché i Confidi, quegli stessi strumenti che hanno tenuto a galla il Paese, incontrano grosse difficoltà non essendo stati rifinanziati – basti vedere quel che accade nella Regione Lazio. Se un imprenditore si reca in banca si vede obbligato a seguire talmente tante procedure che deve aspettare mesi prima di ricevere una risposta, che il più delle volte per giunta si riassume in un “in questo momento la banca ha carenza di liquidità”. Questo nel migliore dei casi. In quello peggiore invece, se la richiesta inserita nel circuito viene rifiutata per un qualsiasi motivo, il richiedente (quell’imprenditore in difficoltà che si era recato in banca) viene bollato per anni con la nomea di cattivo imprenditore. Gli esempi descritti, fatta eccezione solo per alcuni istituti di credito del nostro territorio, sono divenuti la regola: una sorta di canovaccio recitato puntualmente.

“La contrazione delle richieste di fondi, meno intensa per le banche di maggiori dimensioni, ha continuato a interessare tutti i comparti produttivi, confermandosi più accentuata in quello delle costruzioni. Le condizioni di offerta del credito alle imprese sono rimaste tese in tutte le aree territoriali, in misura più accentuata nel Centro e nel Mezzogiorno. Le banche di minori dimensioni hanno seguito politiche di erogazione maggiormente selettive.”

Il settore dell’edilizia è completamente fermo e non si trova una banca in Italia disposta a finanziare il settore costruzioni. Sarebbe interessante capire in concreto cosa significa che “Le condizioni di offerta del credito alle imprese sono rimaste tese in tutte le aree territoriali, in misura più accentuata nel Centro e nel Mezzogiorno”.

“ Nella prima parte del 2013 la domanda di finanziamenti da parte delle imprese è rimasta molto debole, in particolare nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno.

Al calo delle richieste di fondi da destinare agli investimenti produttivi, che continua a caratterizzare tutte le aree del Paese, si è associata la stagnazione della domanda di prestiti per le esigenze di copertura del capitale circolante, influenzata dalla debole dinamica del fatturato. Hanno continuato a fornire un contributo positivo, in tutte le aree territoriali, le richieste di prestiti connessi con le operazioni di ristrutturazione e consolidamento del debito bancario in essere.”

La cosa importante, dunque, sembrerebbe essere che vengano concessi crediti per la ristrutturazione e il consolidamento dei debiti bancari, senza preoccuparsi minimamente del pagamento da parte dello Stato dei propri debiti alle imprese. Sorge spontaneo allora chiedersi se questa interpretazione a soggetto della realtà forse sia funzionale all’ingresso del capitale straniero per il 49% nel capitale di Banca d’Italia. Rimane da augurarsi che questa percentuale riguardi i debiti delle banche e non la riserva aurea dell’Italia, perché l’oro è degli italiani e non delle banche.